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La celebrazione dell’eucaristia
appare già centrale nella vita delle comunità cristiane di
epoca apostolica. Negli scritti del N. T. se ne parla in:
-
1Corinzi 11, 17-34 in cui
Paolo interviene per salvaguardare la dignità della “cena
del Signore”
-
Atti 2,42-46 2 20,7. 11 in cui
si parla di un rito chiamato “frazione del pane”
-
I vangeli sinottici (Mt.Mc.Lc.)
ne raccontano l’istituzione nel cenacolo
-
Giovanni ne presenta la
promessa nella sinagoga di Cafarnao (6,51-59)
Paolo scrive alla comunità di
Corinto verso il 55 e parla di un raduno in cui si celebra un
rito sacro chiamato “la cena del Signore” che è collegato con
un pasto comunitario che invece di essere in armonia con il
rito ne è una profanazione perché non si condividono le
vivande. Ne parla anche al cap. 10,16-17 allorchè risponde al
quesito se un cristiano può partecipare al banchetto di carne
immolate agli idoli. Anche Luca negli Atti adopera
l’espressione “frazione del pane” per indicare il pasto
comunitario dei primi cristiani (2,42.45 e 20,7.11)
I sinottici narrano
l’istituzione dell’eucaristia a comunità che già la
celebravano e di certo la narrano con la formula liturgica con
cui veniva in esse celebrata. E’ questo il motivo della
diversità. E così Mt 26,20-28 e Mc 14,17-24 si corrispondono.
L’istituzione del rito eucaristico viene posta a conclusione
della cena pasquale ebraica. Lc diverge parecchio ed è più
vicino a Paolo. Paolo riporta la formula della comunità di
Antiochia e Lc era di origine antiochena, ma non dipende da
Paolo.
Nella Didaché il rito viene
chiamato eucaristia e così lo chiamano i Padri: Giustino,
Ireneo, Tertulliano…La “preghiera eucaristica” era lasciata
all’improvvisazione. Sarà Ippolito che nella Tradizione
apostolica (inizio sec.III) ne proporrà una come modello.
Giovanni parla della cena di addio ma non narra l’istituzione
del rito eucaristico, colloca al suo posto la lavanda dei
piedi quale modello di servizio. Ma di certo nelle comunità
giovannee era praticato il rito eucaristico e si capisce dal
discorso di Gesù “sul pane di vita”(6,51-58) e dal
banchetto di pane e pesce imbandito dal Risorto sulla riva del
lago (21,9-13)
Dall’insieme appare che il rito
istituito da Gesù è:
Cena fraterna di comunione
“prendete e mangiate…prendete e bevete…”e le prime
celebrazioni eucaristiche erano un pasto di famiglia. Quella
cena con i suoi era l’ultima di una serie che Gesù aveva
inteso come realizzazione della fraternità conviviale
messianica e come nozze tra Dio e la sposa Israele per
festeggiare la nuova alleanza, dono anticipato e
simbolico del banchetto pieno e del vino nuovo che avrebbe
gustato con i suoi nel regno di Dio dell’aldilà. Prima di quel
giorno il Risorto sarebbe stato in mezzo ai suoi mediante il
rito eucaristico (Lc 24 Emmaus). Così l’ha interpretato la
comunità primitiva (Atti)
Memoriale della liberazione
pasquale. Istituito durante la cena pasquale ebraica,
quale memoriale di liberazione e di salvezza, a suggello della
nuova alleanza firmata dal sacrificio personale di Cristo.
Infatti durante la cena pasquale ebraica Gesù benedice e
distribuisce un unico pane e un unico calice fra tutti i
partecipanti e vuole che tutti ne mangino e ne bevano, quale
anticipo del banchetto celeste. Gesù presenta il rito del pane
e del vino da lui istituito come la rappresentazione del
sacrificio di se stesso offerto al Padre durante la vita e
culminante ora nella croce per sancire la nuova alleanza
scolpita nel cuore.
Nel rito eucaristico Gesù si
fa presente in questo suo stato oblativo per unire al suo
i sacrifici personali dei partecipanti e renderli così graditi
a Dio e fonte di salvezza per loro. Gesù che più volte aveva
insegnato ai suoi a credere ai molteplici modi della sua
presenza reale ed efficace in mezzo a loro, nell’invitarli a
ripetere il rito eucaristico in sua memoria offriva una
presenza tutta singolare che è stata chiamata prima mistica e
poi reale
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