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“La
celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del
popolo di Dio gerarchicamente ordinato, costituisce il centro
di tutta la vita cristiana ed è il culmine sia dell’azione con
cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli
uomini rendono al Padre” (Principi e
norme per l’uso del messale n.1).
La via per comprendere l’eucaristia è la celebrazione,
l’azione simbolico-sacramentale del mistero di Cristo e della
Chiesa. L’eucaristia non è una “cosa” né un rito ma un evento
che si compie in una forma rituale-sacramentale. L’assemblea,
di cui il sacerdote è presidente in nome di Cristo, è il
soggetto celebrante dell’eucaristia pur nella diversità delle
funzioni. Il noi della celebrazione è il “noi ecclesiale”. La
perdita del senso dell’assemblea è stata una delle cause dello
scadimento dell’eucaristia a rito (andare a messa) e a norma
giuridica (precetto). Ci si rende conto, riflettendo sulle
preghiere eucaristiche, che rivelano sempre due movimenti: il
primo parte dal rendimento di grazie per le opere divine, si
sviluppa nell’invocazione allo Spirito per la realizzazione
del corpo sacramentale di Cristo; il secondo riprende dal
memoriale del corpo di Cristo e si sviluppa con l’invocazione
allo Spirito sull’assemblea per la realizzazione del corpo
ecclesiale. La chiesa dunque fa l’eucaristia e nasce
dall’eucaristia, ne è il frutto. L’eucaristia però non è della
chiesa, essa l’ha ricevuta dal suo Signore, non ne è
proprietaria ma “serva”; è incaricata di ripetere il gesto
simbolico della cena per entrare nel dinamismo pasquale. La
chiesa non può esistere, ne svolgere la sua missione, senza
riferimento costante all’eucaristia, ne dipende a tal punto
che non può essere concepita separatamente dall’eucaristia.
Ciò avviene per la potenza dello Spirito e per la
partecipazione, attiva e consapevole, alla celebrazione.
Per
rendersi conto di tutto ciò bisogna entrare, in atteggiamento
di fede, nella celebrazione. E ciò che faremo in due
riflessioni: la prima ci farà conoscere il centro della
celebrazione, la preghiera eucaristica, e la seconda ci
porterà ad esaminare la struttura della celebrazione.
Le
preghiere eucaristiche o anafore
La chiesa romana fino
al Vaticano II conosceva una sola preghiera eucaristica:
il
Canone romano, un
testo formulato alla fine del IV sec. Il Concilio non si
occupò direttamente di nuove anafore, fu Paolo VI che, venuto
a conoscenza del bisogno che si avvertiva di nuove preghiere
eucaristiche, più adatte alla mentalità moderna, e che alcune,
non autorizzate, gia circolavano, specie nei Paesi Bassi,
diede incarico al Consiglio per la riforma liturgica di
preparare due o tre nuove anafore da affiancare al Canone
romano, che salvo qualche lieve ritocco, doveva restare
immutato. Questa antica preghiera: manca di un’azione di
grazie sua (prefazio), è tutta una grande intercessione, si
basa sul tema dell’offerta e del sacrificio, all’interno c’è,
isolato, il racconto dell’ultima cena.
La preghiera eucaristica II,
non è nuova, deriva dalla Tradizione apostolica di
Ippolito (tra il 215-220) ed è la più antica anafora
conosciuta, è stata però modificata.
L’epiclesi
è costruita sul tema dell’unità, presente in S. Paolo (1 Cor,
16) e nella Didachè. L’eucaristia, in quanto cena del Signore,
è sacramento dell’unità del corpo di Cristo che è la Chiesa.
La
preghiera eucaristica III
è costruita sullo schema del Canone romano, ma è più snella e
più adatta alla mentalità di oggi. I temi sono due: a)Dio
raduna attorno a sé il suo popolo; b) il popolo offre il
sacrificio di lode. L’epiclesi di comunione chiede che coloro
che comunicano con il corpo e sangue di Cristo siano riuniti
in unità.
La
preghiera eucaristica IV
inizia con un inno di lode nel quale il creato celebra Dio,
l’uomo è l’interprete della lode cosmica. Dopo il Santo
inizia il racconto delle opere di Dio, a partire dalla
creazione per arrivare all’alleanza. Si passa poi al Nuovo
Testamento, raccontando l’avvento di Cristo e la sua opera per
l’uomo. Anche l’epiclesi della IV preghiera ha il tema
dell’unità.
Le
preghiere eucaristiche della riconciliazione
sono due e sono nate in occasione dell’anno santo 1975. Queste
anafore ricalcano il tema della riconciliazione con Dio e con
i fratelli nella chiesa. Sono simili nella tematica ma la
seconda ha un linguaggio più moderno e comprensibile.
Le
preghiere eucaristiche V A, B, C e D
furono pubblicate in Svizzera in occasione del Sinodo del
1972, in realtà si trattava di un’anafora con 4 varianti ad
uso esclusivo della Svizzera, in seguito fu consentito l’uso
anche alle altre nazioni. In queste anafore c’è un tema
ricorrente: quello del cammino, tema biblico molto aderente
alla cultura moderna, che concepisce la vita come cammino nel
tempo e nella storia.
Le parti
della preghiera eucaristica
Il prefazio
è la prima parte dell’anafora. Il rendimento di grazie è la
parte più estesa della preghiera eucaristica. Ci riporta
all’ultima cena quando Gesù prese il pane, rese grazie, lo
spezzò, lo diede ai discepoli dicendo…Il prefazio imita
l’azione di Cristo di rendere grazie. Ci sono prefazi liberi,
da accordare alle anafore senza prefazio, e prefazi obbligati,
legati cioè alle anafore. Il Santo entra nel Canone romano
tardi.
Il
racconto dell’ultima cena
è un raccontare a Dio l’atto
istitutivo per dire l’obbedienza e la fedeltà al comando di
Gesù. Ma nello stesso tempo è consacrazione perché le parole
del sacerdote si identificano con le parole di Gesù
nell’ultima cena e siccome il sacerdote opera in “persona
Christi” allora le parole non sono sue ma di Cristo e hanno
l’efficacia propria delle parole di Cristo.
Anamnesi e offerta,
è la preghiera che segue il
racconto dell’istituzione. Al mandato fate questo in
memoria di me la Chiesa risponde con il “far memoria”. Si
ricorda la morte e la risurrezione di Cristo e si offre al
Padre il pane e il calice, cioè il sacrificio.
L’epiclesi
situata dopo l’anamnesi e l’offerta, chiede la fruttuosità
della liturgia eucaristica per coloro che vi partecipano.
Le intercessioni sono concepite in modo gerarchico:
per il papa, per il vescovo, per il clero, per il popolo, con
esse si prega perché tutta la chiesa porti frutto dalla
celebrazione eucaristica.
La
dossologia o lode
divina è al termine dell’anafora, alla fine delle
intercessioni per i vivi e per i defunti. Il formulario è
unico e contiene la fede trinitaria.
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