|
A partire
dal Concilio Vat. II c’è stato uno spostamento d’attenzione
dall’eucaristia, considerata nel suo momento rituale in cui si
ha la presenza di Cristo, all’eucaristia evento ecclesiale,
“fonte e culmine” di tutta la vita ecclesiale (LG 11). *
Un sacramento
radicato nell’esperienza umana
Per la gente, la
manifestazione più tipica della religione cattolica, è la
messa, cioè il rito che si fa ogni volta che si vuole indicare
la presenza della chiesa nella società. L’inflazione però
porta alla svalutazione, anche se rimane vero che l’eucaristia
rappresenta il centro della vita della chiesa, e che
l’eucaristia fa la chiesa. Questo segno così originale, in cui
si celebra la pasqua del Signore, è costruito su schemi
simbolico-rituali comuni, e profondamente radicati
nell’esperienza del vivere umano. Non è dunque possibile
coglierne pienamente il senso, e viverlo, senza sperimentare
quei valori umani che sono nel sacramento simboli dei valori
cristiani ed ecclesiali. *
L’eucaristia, per immergerci nel mistero di Cristo e della sua
chiesa, parte dalla esperienza umana. Così per es. il rito è
legato alla festa. Il tempo degli uomini non è uniforme, ma è
scandito da ricorrenze ed avvenimenti. Per la chiesa c’è un
giorno tipico per la celebrazione dell’eucaristia: il giorno
segnato dall’evento della Pasqua. Per questo l’eucaristia più
significativa è quella della domenica. In questo giorno la
comunità si riunisce e il credente è portato a riconoscersi in
essa. L’uomo infatti è un essere sociale, e sa che ci sono
certe manifestazioni a cui si sente in dovere di intervenire
per affermare la sua identità personale. Ciò vale sul piano
familiare, sociale, religioso, nazionale (una festa, una
manifestazione, un matrimonio ecc.). Dunque la domenica, il
primo simbolo è l’assemblea stessa dei credenti, il loro
riunirsi fa esistere la comunità-chiesa, e il fatto stesso di
partecipare conferma la identità cristiana di ciascuno.
L’identità
di un gruppo dipende dalla memoria collettiva, dal ricordare e
raccontare fatti e avvenimenti che hanno segnato l’esistenza e
la storia degli appartenenti a quel gruppo. Nella celebrazione
eucaristica ciò si realizza: nella liturgia della parola, in
cui vengono presentati le linee-guida della nostra storia
attraverso gli eventi della storia della salvezza, e nel
racconto dell’istituzione nell’ultima cena, che dà fondamento
e senso al nostro “fare questo” in memoria di Gesù.
L’eucaristia fu istituita nel contesto di una cena fra amici.
Il rito eucaristico consiste in un gesto conviviale: mangiare
e bere insieme pane e vino, dopo aver reso grazie a Dio. Alla
base sta il simbolismo del nutrimento, un bisogno primario che
si traduce in “fame e sete”. Oggi abbiamo difficoltà a
percepire la forza del simbolo del nutrimento, non così gli
ebrei che hanno provato che significa aver fame e sete. Senza
nutrimento non si vive, e senza vita non si sperimenta alcun
bene (per questo si usa anche in senso figurato: fame di
denaro, di potere, sete di felicità…).
Il cibo
bisogna procurarselo, e il cibo per la nostra vita comporta
sempre il sacrificio di qualche altra forma di vita (in tutto
ciò che mangiamo c’è sempre di mezzo una qualche morte). La
nostra vita si nutre di un’altra vita sacrificata per noi. “Prendete
e mangiate: questo è il mio corpo sacrificato per voi”, la
valenza sacrificale dell’eucaristia ha dunque radici
simboliche profonde.
L’eucaristia non si fa con un cibo e una bevanda qualunque, ma
con “pane e vino”. Nella cultura mediterranea il pane è il
cibo indispensabile a tutti e si trova su ogni mensa (tra noi
si dice:buono come il pane, guadagnarsi il pane, mangiare pane
a ….) Il pane è “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”,
ed è significativo della condizione umana, è dono di Dio
creatore ma anche prodotto del lavoro umano. E’ frutto di un
processo di morte/vita e il prodotto di un processo di
distruzione/creazione. (Didachè)
Anche il
vino è “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, non
è però bevanda indispensabile, è la bevanda della festa,
dell’ospitalità, dell’amicizia, dell’allegria (Sir.
31,27-28)*. Il vino che fa bene è quello che si beve in
compagnia. Anch’esso deriva da un processo di
distruzione/costruzione. Bevuto insieme è segno di amicizia,
di alleanza. Il vero segno sacramentale dell’eucaristia è il
mangiare e bere “insieme” pane e vino. Il fondamento
dell’eucaristia non è semplicemente mangiare per vivere, ma
soprattutto il prendere cibo come atto sociale e come aspetto
piacevole della vita: il pranzo della festa. Stare a tavola
insieme è molto più che un semplice mangiare e bere, è un rito
di comunione/unione tra i presenti, favorisce l’integrazione
del singolo nel gruppo, è segno di condivisione e di
solidarietà. Sedere alla stessa mensa senza vera amicizia è un
gesto falso, tradire qualcuno con cui si è mangiato lo stesso
pane è come un sacrilegio.
Il pasto
sacro appartiene a molte religioni: alcuni offrono cibi e
bevande alla divinità (come se fosse l’uomo a sacrificarsi e a
donarsi), altri sacrificano animali e perfino esseri umani per
nutrire la divinità, altri mangiano la carne sacrificata o il
cibo offerto per assimilare l’energia e la forza della
divinità, altri infine pensano di mangiare insieme alla
divinità per entrare in comunione e sancire un patto di
alleanza. Quello che è stato detto non vale però per tutte le
culture e comincia ad essere sempre meno significativo anche
per noi. Dunque: il linguaggio rituale dell’eucaristia è
radicato nel vissuto umano. Il mistero di Cristo e della
chiesa che si celebra nell’eucaristia è pervaso di simbolismo
che tocca l’esistenza personale, la dimensione sociale e
l’esperienza religiosa dell’uomo. Tutto però acquista
significato dalla fede che pervade l’intera celebrazione
eucaristica e che si esplicita proprio nella preghiera
eucaristica.
Torna all'indice degli incontri |