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La Bibbia
nella vita della Chiesa
La S. Scrittura deve diventare fonte di vita per il cristiano
d’oggi come lo fu per i cristiani dei primi secoli. Don
Alberione negli anni venti diceva: “La Scrittura è la lettera
che il Padre ci ha inviato. Non andiamo al tribunale di Dio
senza aver letto tutta la lettera del Padre, perché ci dirà:
non hai avuto ne rispetto, ne amore per quello che ti ho
scritto!”.
La sensibilità postconciliare ci porta ad avvicinare la S.
Scrittura. C’è un’abbondanza di Parola di Dio nella liturgia
che permette al cristiano di fare una lettura continuata se
partecipa all’Eucaristia la domenica, ma anche nei giorni
feriali. C’è infatti un ciclo triennale per le domeniche e le
feste e un ciclo biennale per i giorni feriali che offrono una
lettura continuata e quasi integrale. A questo deve
aggiungersi la lettura personale e comunitaria che diventa
vero nutrimento del cuore. La tradizione cristiana ha coniato
un termine forte: lectio divina. Finchè non si fa questa
esperienza si gira attorno e rimane arida conoscenza e forse
erudizione ma difficilmente diventa vita. La conoscenza è
necessaria, ma non basta. Bisogna entrarci dentro e lasciarsi
trasformare il cuore e il sentire e solo così passa nel
vissuto. Dalla conoscenza, sia pure elementare, e dalla
lettura bisogna arrivare a gustare la voce del Padre, solo
allora diventerà nutrimento e gioia interiore. La nostra vita
sarà allora quel terreno della parabola e produrrà ora il 30,
ora il 60 ora il 100.
La “Dei Verbum” al cap. VI dà 4 diversi menzioni di questa
attività dello Spirito.
1. “E’ necessario, affermano i Padri Conciliari, che quanti
attendono al ministero della Parola, sacerdoti, diaconi e
catechisti, conservino un contatto continuo con le Scritture”.
Per ottenere lo scopo viene raccomandata una lettura costante
e uno studio coltivato e penetrante.
2. “Il santo Concilio esorta tutti i fedeli ad apprendere la
sublime scienza di Gesù Cristo con la frequente lettura delle
divine Scritture”
3. “Si accostino volentieri al sacro testo sia per mezzo della
sacra Liturgia, ricca di parole divine, sia mediante la pia
lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo”
4. “Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura
deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa
svolgersi il colloqui tra Dio e l’uomo; poiché quando
preghiamo parliamo con Lui; Lui ascoltiamo quando leggiamo gli
oracoli divini”.
Il Vat. II intende dunque una lettura assidua, non
occasionale, della Bibbia, uno stare dentro la Scrittura, il
tutto accompagnato dalla preghiera in modo che la lectio si
trasformi in un colloquio tra Dio e l’uomo, diventi un
ascoltare Dio per rispondergli.
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