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Corso di Catechesi 2007

DEI VERBUM

La Bibbia nella vita della Chiesa
La S. Scrittura deve diventare fonte di vita per il cristiano d’oggi come lo fu per i cristiani dei primi secoli. Don Alberione negli anni venti diceva: “La Scrittura è la lettera che il Padre ci ha inviato. Non andiamo al tribunale di Dio senza aver letto tutta la lettera del Padre, perché ci dirà: non hai avuto ne rispetto, ne amore per quello che ti ho scritto!”.
La sensibilità postconciliare ci porta ad avvicinare la S. Scrittura. C’è un’abbondanza di Parola di Dio nella liturgia che permette al cristiano di fare una lettura continuata se partecipa all’Eucaristia la domenica, ma anche nei giorni feriali. C’è infatti un ciclo triennale per le domeniche e le feste e un ciclo biennale per i giorni feriali che offrono una lettura continuata e quasi integrale. A questo deve aggiungersi la lettura personale e comunitaria che diventa vero nutrimento del cuore. La tradizione cristiana ha coniato un termine forte: lectio divina. Finchè non si fa questa esperienza si gira attorno e rimane arida conoscenza e forse erudizione ma difficilmente diventa vita. La conoscenza è necessaria, ma non basta. Bisogna entrarci dentro e lasciarsi trasformare il cuore e il sentire e solo così passa nel vissuto. Dalla conoscenza, sia pure elementare, e dalla lettura bisogna arrivare a gustare la voce del Padre, solo allora diventerà nutrimento e gioia interiore. La nostra vita sarà allora quel terreno della parabola e produrrà ora il 30, ora il 60 ora il 100.
La “Dei Verbum” al cap. VI dà 4 diversi menzioni di questa attività dello Spirito.
1. “E’ necessario, affermano i Padri Conciliari, che quanti attendono al ministero della Parola, sacerdoti, diaconi e catechisti, conservino un contatto continuo con le Scritture”. Per ottenere lo scopo viene raccomandata una lettura costante e uno studio coltivato e penetrante.
2. “Il santo Concilio esorta tutti i fedeli ad apprendere la sublime scienza di Gesù Cristo con la frequente lettura delle divine Scritture”
3. “Si accostino volentieri al sacro testo sia per mezzo della sacra Liturgia, ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo”
4. “Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloqui tra Dio e l’uomo; poiché quando preghiamo parliamo con Lui; Lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini”.
Il Vat. II intende dunque una lettura assidua, non occasionale, della Bibbia, uno stare dentro la Scrittura, il tutto accompagnato dalla preghiera in modo che la lectio si trasformi in un colloquio tra Dio e l’uomo, diventi un ascoltare Dio per rispondergli.
 

 

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