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Dio e l’uomo una
sola storia. L’Antico Testamento o la prima Alleanza
L’intero testo biblico racchiude due mila anni di storia ed è
stato scritto in un millennio. La prima pagina della Bibbia
(Gen. 1) si apre con il canto della Parola efficace e
creatrice: “Dio disse…e la luce fu”. Un profeta anonimo aveva
detto: “Come la pioggia e la neve scendono…”(Is. 55,10-11). Il
cristiano è invitato da Gesù ad esplorare il messaggio di Dio:
“tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti e
cominciando da Mosè e da tutti i profeti….”(Lc 24, 25-27).
Cristo è colui che “ricapitola” la Bibbia e la sua economia di
salvezza (Ef.1,10) e cioè il perno attorno al quale ruota
tutto il messaggio. E siccome la Bibbia racchiude il dialogo
di Dio con l’uomo, bisogna cogliere tutto il discorso. La
lettura dell’A.T. deve avere la stessa dignità del Nuovo.
La religione d’Israele vede nella storia il centro in cui si
incrociano le due coordinate: quella di Dio e quella
dell’uomo. Quindi il Dio biblico è un Dio vicino: “Quale Dio è
così vicino ad una nazione come Jhwh nostro Dio è vicino a
Noi”(Dt 4,7).
Attorno al 1200 a. C. Israele, uscito dalla schiavitù
d’Egitto, dopo aver raggiunto la terra promessa, si ritrova a
Sichem dove le dodici tribù hanno ritrovato la loro unità
nazionale. Davanti al Dio liberatore il popolo professa la sua
fede in un “Credo” che, lungi dall’essere un elenco di
attributi astratti, è memoriale e celebrazione degli
interventi di Dio che ha sperimentato (Gs 24). Per gli ebrei
la storia non è un intrecciarsi cieco di fatti, ma una storia
di salvezza condotta dalla volontà e dalla libertà di un
Dio-persona. Un Dio che è sì “totalmente Altro” ma che è
soprattutto Emmanuele, cioè colui che sceglie di essere con
l’uomo, percorrendone le stesse strade, inserendosi nel
tracciato fragile e sofferto del tempo. La rivelazione dunque
non è un insieme di verità astratte ma la scoperta del volto
immutabile di Dio attraverso la sua presenza nella storia,
accanto all’uomo.
Le tappe fondamentali del “credo” di Israele sono tre: la fede
dei patriarchi, la libertà nell’esodo, la felicità nella terra
promessa dopo il deserto.
La rivelazione esige una risposta. Il dialogo tra Dio e l’uomo
esige la risposta libera e gioiosa dell’uomo. La risposta
dell’uomo è: “servire”, abbandonare cioè gli idoli morti per
aderire al vero Dio: accettare la sua proposta, amarlo con
tutto se stessi, ponendo la nostra sicurezza su di lui che è
la roccia. Questo dialogo nella Bibbia è chiamato alleanza “berit”(sul
modello della diplomazia orientale). Dio considera l’uomo come
“potenza” con cui intrecciare un rapporto di collaborazione
per un progetto. E’ in questa luce che vanno interpretati
tutti i momenti essenziali della storia d’Israele. Al Sinai
Dio offre il suo gesto di liberazione: “Io sono il Signore tuo
Dio che ti ha fatto uscire…”(Es. 20,2) l’uomo se vuole avere
Dio come alleato deve rispondere con il decalogo (Es.20,3-17
doveri verso Dio e verso il prossimo). La stessa esperienza
l’aveva vissuto prima Abramo. A Jhwh che nella promessa si era
vincolato al dono della terra e della discendenza, Abramo
aveva risposto con la fede e la circoncisione, sigillo
dell’alleanza (Gen. 15 e 17). Successivamente i profeti
cercheranno di esprimere in modo più significativo il legame
che unisce Dio
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all’uomo, parlando della relazione di amore tra due fidanzati.
L’amore umano diventa segno dell’amore di Dio per l’uomo e
della risposta dell’uomo a Dio (Os.2 e C dei C)
Nella gioiosa atmosfera dell’amore un’ombra si introduca ed è
il tradimento della sposa. E’ la scelta idolatria di Israele
vista come adulterio e prostituzione (Os. 2,4-15)
Dio però rimane in attesa, sa che la donna amata ritornerà.
Geremia vede questo nella “nuova alleanza” (31,31). La novità
sta in due sostantivi decisivi: “cuore” (inteso non come
sentimento ma come realtà intellettuale, volitiva, affettiva)
e “Spirito” (inteso come Dio che si comunica all’uomo e lo
trasforma).
Il rapporto Dio-uomo raggiunge ora il suo vertice: alle tavole
di pietra si sostituiscono le tavole del cuore (Ger 31,34 ed
Ez. 36, 24-27).
Il legame tra Dio e l’uomo (alleanza) è celebrato anche nelle
figure dei “servi” di Jhwh tra i quali emerge il re Davide. Al
desiderio del re di erigere un tempio a Gerusalemme per avere
anche Dio come concittadino, il profeta Natan annuncia la
scelta di Dio. Il Signore più che stare in un tempio edificato
in concorrenza con i santuari pagani, ama essere presente
nella storia che tocca l’uomo. Alla casa materiale preferisce
la casa viva, fatta di persone: “Una casa farà a te il
Signore”(in eb. casa=casato, bayit) (2Sam 7,11). Si apre così
un orizzonte di speranza. Le figure dei sovrani successori di
Davide lasciano intravedere un’altra figura che si staglia
all’orizzonte. Al messia (=consacrato, re) si sostituisce
l’attesa di un Messia in cui la presenza di Dio sia piena: “Un
germoglio spunterà….” (Is 11, 1-2). Questo Messia sarà Gesù,
il Cristo “figlio di Davide, figlio di Dio”.
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