|
La comunità
cristiana delle origini scopre la sua identità
nell’“assemblea”, cioè per loro era determinante l’esperienza
del riunirsi in assemblea. Come e quando si riuniva
l’assemblea? Nel N.T. non ci sono indicazioni chiare, ma
dall’insistenza sulle apparizioni del Risorto il primo giorno
della settimana, si può dedurre che ben presto è stato questo
l’orientamento. Così in Lc. l’apparizione del Risorto ai due
di Emmaus e in Gv. l’apparizione del Risorto il giorno di
Pasqua e otto giorni dopo (20,26), così negli Atti quando
Paolo si ferma a Troade (20,7), così nell’Apocalisse in cui Gv
presenta la sua esperienza estatica nel “giorno dominicale”
(1,10). Più esplicita è la Didachè “la domenica, giorno
del Signore, riunitevi per spezzare il pane e rendere grazie…”(14,1).
Fin dall’età apostolica la chiesa esiste in quanto
convocazione. La riunione dei cristiani il primo giorno della
settimana è l’unica forma di visibilità delle prime comunità
cristiane. Un pagano come Plinio il Giovane, nella lettera a
Traiano del 112, descrive i cristiani come coloro la cui sola
colpa è il “riunirsi abitualmente in un giorno fissato,
prima dell’alba, per cantare un canto a Cristo come a un dio”.
L’importanza e il significato che l’assemblea domenicale
rappresenta per l’identità delle chiese è tale da diventare
ragione di martirio. Così per i cristiani di Abitene
martirizzati nel 304. Arrestati per assemblea illecita
rispondono “sine dominico non possumus”. Dunque questa
pratica è così importante che coincide con la stessa vita
cristiana. S.Ignazio di Antiochia scrive che “i cristiani
non osservano più il sabato, ma vivono secondo il giorno del
Signore…”. Le Costituzioni Apostoliche (380 circa)
richiamano i cristiani a non disertare l’assemblea. Dunque
questa pratica è così importante che coincide con la stessa
vita cristiana. La domenica però rispetto al sabato ha una
netta differenza. Il sabato ebraico è caratterizzato dal
comando del riposo mentre la domenica cristiana è legata alla
Pasqua di Cristo. La domenica è: “giorno del Signore”cioè
giorno memoriale in cui viene confessata la fede nel
Crocifisso-Risorto e viene riconosciuta la sua signoria sulla
Chiesa e sulla storia e “giorno della convocazione (=chiesa)”.
Al centro del “giorno dominicale” c’è il “pasto dominicale”,
cioè si fa memoria della Pasqua del Signore mangiando il pane
e bevendo il calice in sua memoria. Questo però si fa non in
modo individualistico ma comunitario. E’, cioè, il giorno
della convocazione assembleare e non il giorno dell’incremento
della devozione personale. La convocazione è mossa dalla
Parola. Dall’ascolto scaturisce il fare memoria di ciò che Dio
ha operato per noi in Cristo, la lode e il ringraziamento, da
cui poi in nome di “eucaristia”. Da questa convocazione
scaturisce la conversione del cuore e la comunione fraterna.
Così la Didachè, Atti 2,42ss, 1 Cor.
Dobbiamo
allora dire che il centro della vita di una comunità
parrocchiale è l’assemblea nel giorno del Signore. La
domenica è il giorno in cui la comunità con-viene
per celebrare l’eucaristia con un linguaggio stra-ordinario:
cioè simbolico-rituale. Dunque il primo elemento di ogni
celebrazione è l’assemblea, cioè il trovarsi insieme di due o
più credenti, riuniti nel nome di Cristo. E’ nell’assemblea
che si forgia e si afferma l’identità del cristiano. Non si
tratta dunque di non perdere la messa o di fare peccato,
quanto piuttosto di non indebolire la chiesa, visibile in ogni
comunità parrocchiale. Come conseguenza: l’apatia, l’anonimato
dell’assemblea, si ripercuotono sulla parrocchia logorandola,
come un tumore che la indebolisce. Al contrario, la vitalità,
la pluralità dei carismi, la comunione che cresce, sono una
linfa che fa della parrocchia una comunità rigogliosa che
produce i frutti della carità e della testimonianza. Per
tastare il polso di una parrocchia basta vedere come celebra
“il dominicum”. Un’assemblea che celebra è la vera
comunità e inevitabilmente seguirà l’annuncio missionario, la
catechesi e la diaconia della carità. Ma è anche vero che
l’assemblea presuppone una comunità stabile di fedeli, che
esercitano le funzioni essenziali della vita
cristiana:evangelizzazione, catechesi, carità, culto ecc.
Questo esige una certa stabilità. L’assemblea, rispetto alla
comunità parrocchiale, è la comunità convocata da Dio per
celebrare la salvezza, cioè la pasqua di Cristo e questa in un
contesto rituale. Sottovalutare la celebrazione a favore
dell’impegno significa ridurre il cristianesimo a moralismo.
Per
concludere:appartenenza alla comunità e partecipazione
all’assemblea eucaristica sono realtà inscindibili. Non ci può
essere appartenenza alla comunità che non porti all’assemblea
domenicale, e nello stesso tempo, non si può parlare di vera
celebrazione domenicale, senza l’esperienza della comunità.
Torna all'indice degli incontri |