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La morte e
la risurrezione di Gesù è il centro del messaggio cristiano.
Le fonti della morte di Gesù vanno cercate nei vangeli. Questi
nascono anzitutto come racconto della passione per non
dimenticare che colui che veniva celebrato come Figlio di Dio,
Messia, Signore era stato crocifisso. Gesù si fece molto
presto dei nemici sia tra il potere politico che religioso. I
primi temevano sommosse e gli altri la rimessa in discussione
dei fondamenti della religione: Tempio e Legge. Non stupisce
dunque se Gesù durante la sua vita annunciò ben tre volte la
sua morte e la sua resurrezione: Mc. 8,31; 9,31;10,33-34 e
paralleli e la lasciò intendere altre volte attraverso
immagini suggestive: Mc. 2,19-20 (lo sposo che sarà tolto)
12,8 (parabola dei vignaioli omicidi) Mc. 14, 8 8la donna che
versa olio sul capo) Lc. 13,33 (morrà come un profeta fuori di
Gerusalemme) 22,19-20 (corpo dato e sangue sparso per voi).
Gesù trovava inoltre dei riferimenti nell’A.T.: il destino del
profeta Geremia, Il servo sofferente di Isaia cap.53, il
giusto perseguitato dei Salmi (per es.il 22). Vicino a lui la
morte del Battista (Mt. 17,12-13)
La
Passione Dopo aver
celebrato la cena pasquale va pregare nell’orto del Getsemani.
Lì viene arrestato da una turba inviata dai sommi sacerdoti e
capeggiata da Giuda. I racconti relativi al giudizio non sono
uniformi. Per Mt e Mc il sinedrio si riunisce una volta di
notte e una di giorno. Lc parla di una sola seduta, di giorno.
Giovanni pala di una sola seduta, di notte, nella casa dell’ex
sommo sacerdote Anna. Probabilmente le cose andarono così:
Gesù, dopo l’arresto, fu condotto da Anna che cominciò ad
istruire il processo, poi fu portato da Caifa ed era ancora
notte, e qui avvenne il rinnegamento di Pietro. Questa seduta
che si protrasse fino all’alba, si tenne davanti al sinedrio.
Dopo Gesù fu condotto da Pilato. Da lì uscì per essere
crocifisso sul Golgota. Durante il processo davanti alle
autorità religiose, di cui non si capisce la portata, vengono
rivolte a Gesù le accuse riguardanti il tempio e il suo essere
Messia (Mc. 14,58.61). Queste accuse rivelavano la
pericolosità dell’imputato. Ma il sinedrio aveva competenza
giuridica, poteva cioè pronunziare una sentenza di morte?
Alcuni dicevano di no, altri di sì, altri ancora che aveva
competenza ma non si voleva compromettere per calcolo
politico. Mt e Mc attestano però la responsabilità delle
autorità religiose nei confronti di Gesù.
Il processo
davanti a Pilato fu sbrigativo perché Gesù non era cittadino
romano e si concluse con la flagellazione. I capi d’accusa
furono: turbamento dell’ordine pubblico, incitamento a non
pagare il tributo e di essersi fatto re. La comparizione
davanti ad Erode Antipa è esclusiva di Luca.
Pronunciata
la sentenza da parte di Pilato si passò all’esecuzione.
Viaggio verso il Golgota, requisizione di un passante per
aiutare il condannato, ecc. Tutto si è svolto probabilmente il
7 aprile dell’anno 30.
La
crocifissione al tempo di Gesù: per i Romani era una pena
riservata agli schiavi, ai sovversivi, agli emarginati ed era
segno di massima vergogna; per i Giudei era sommo disonore
perché l’appeso è una maledizione di Dio e va seppellito il
giorno stesso (Dt. 21,22-23). I cristiani l’hanno vista in
seguito come potenza di Dio (1 Cor. 1,18-23), come compimento
delle Scritture (1 Cor. 15,3-4) e come massima manifestazione
dell’amore di Dio “Dio ha tanto amato il mondo…”(Gv. 3,16).
La Risurrezione
Agli uomini di tutti i tempi la
comunità cristiana annuncia una buona notizia: “Dio ha fatto
risorgere Gesù” (Atti 2,32). Purtroppo spesso la risposta è
quella data dagli ateniesi a Paolo: “Su questo ti sentiremo
un’altra volta” (Atti 17,32).
La
risurrezione non è documentabile ma si coglie nella fede e
nella vita dei credenti. I discepoli che quel venerdì si erano
dileguati e poi si erano chiusi in casa per paura li troviamo
alcuni giorni dopo completamente trasformati. Ce lo
documentano gli Atti.
La
testimonianza dei Vangeli nella loro sobrietà e nelle loro
differenze presentano alcune donne che il giorno dopo il
sabato vanno al sepolcro. Perché? Per completare i riti della
sepoltura (Mc e Lc) per una visita (Mt e Gv). Mc, Lc e Gv
dicono che videro una pietra rotolata, entrarono ma non
trovarono il corpo di Gesù. Un giovane (Mc), due uomini (Lc)
diedero l’annuncio che Gesù era vivo. Gv invece dice che Maria
di Magdala non vide nessuno e che corse ad avvisare gli altri
che la tomba era stata violata. Mt introduce un discorso
apocalittico (28,2-3) sono immagini prese dall’A.T. per
descrivere l’intervento vittorioso di Dio sulla morte. Dopo
anche alcuni discepoli corsero al sepolcro e costatarono il
sepolcro vuoto (Lc. 24,12 e Gv 20,3)
Le
apparizioni del Risorto: parole deboli per una esperienza
forte. Le differenze testimoniano che lo stesso evento ha
provocato in persone diverse, risonanze diverse.
Marco non
racconta le apparizioni: colui che scopre chi è Gesù lo
proclamerà “Figlio di Dio” senza bisogno di apparizioni. Luca
ci racconta tre apparizioni per dirci come riconoscere oggi il
Risorto. Ci vuole dire che senza la conoscenza delle Scritture
non è possibile riconoscerlo. Per Matteo l’incontro con il
Risorto avviene in Galilea sul monte. E siccome c’era stato un
tentativo di falsificare gli avvenimenti il suo racconto è un
po’ polemico. Giovanni infine scrive per ultimo e deve
rispondere alla domanda: “Noi che non abbiamo visto ne toccato
Gesù come possiamo credere in lui.
Cos’è
avvenuto negli incontri con il Risorto? Superando ogni loro
attesa Gesù si fa loro incontro e li fa passare dalla paura al
coraggio, dall’incredulità alla fede. È lui in persona, non lo
spirito. È il crocifisso-risorto. La sua condizione di vita è
radicalmente mutata. È passato da questo mondo al Padre, il
suo corpo è glorificato. Per credere bisogna fidarsi della
testimonianza degli undici e della comunità cristiana. Per
fare esperienza del Risorto è necessario essere con loro. Chi
lo avrà incontrato sarà capace di riconoscere la sua presenza
nella Scrittura, nell’Eucaristia, nel fratello e sentirà il
bisogno di comunicare a tutti la gioiosa notizia che Gesù è
risorto ed è il Signore.
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