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 6° Incontro: Da Gesù alla Chiesa

Le comunità delle origini sono convinte che, al di là della diversità di esperienza, appartengono all’unica famiglia di Gesù e in lui trovano l’origine e il fondamento. Le comunità però si sono diversamente strutturate spinti dagli avvenimenti che riscontriamo nel N.T. Basti ricordare il passaggio da Israele ai pagani e l’incontro con la cultura greca. Questo ci dice che la Chiesa l’ha voluta Gesù e non è un prodotto di circostanze storiche, ma nello stesso tempo che non è un progetto definito da Gesù. Non si può parlare di Cristo come fondatore ma come fondamento. Gesù allora è il punto di partenza della Chiesa, la comunità dei discepoli, cioè fa riferimento alla vicenda di Gesù che ne diventa la logica ispiratrice. Il Risorto è presente nella comunità credente, la guida e la genera continuamente. La Chiesa è pertanto una realtà storica e un mistero. Gesù ha certamente pensato ad una comunità di discepoli che ne continuasse la missione ma non ad uno statuto. Gesù infatti annuncia il Regno e ne affida la crescita ai discepoli. Per questo sceglie i dodici: “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc. 3,14) e istituisce l’Eucaristia perché la Chiesa ne facesse memoria. Ed è la comunità che tiene desta la memoria di Gesù e dà vita al N.T.

La morte-risurrezione di Gesù e il dono dello Spirito inaugurano il tempo della Chiesa. Da Gerusalemme l’evangelo arriva fino a Roma passando per ambienti, situazioni e culture diversi, portando a compimento il comando di Gesù “Mi sarete testimoni….”(Atti 1,8). All’inizio la Chiesa nasce al plurale, cioè come “le Chiese”. La comunità di Gerusalemme si presenta come la chiesa madre nei primi 15 cap. degli Atti. Ha la certezza che è mandata dal Risorto ad annunciare il vangelo dapprima al mondo giudaico e poi a quello pagano, annuncio che si fa invito alla conversione per entrare, attraverso il battesimo, a far parte del cammino della comunità.

Le strutture fondamentali

I battezzati erano:

1.     perseveranti nell’ascoltare l’istruzione degli apostoli (servizio della Parola ripensando alle parole e ai fatti di Gesù alla luce della Pasqua e l’A.T. alla luce di Gesù)

2.     impegnati nel fare comunità. Comunione di fede e di vita. L’ideale della comunità non è la povertà ma la condivisione. “Erano un cuor solo…”

3.     perseveranti nello “spezzare il pane” e nella preghiera. Il pasto fraterno si ricollegava all’Ultima Cena.

Gli Atti presentano una comunità che mette Eucaristia e preghiera al terzo posto. La prospettiva è chiara: la condivisione dei beni, la fraternità vissuta sono la verifica della comunione eucaristica. L’Eucaristia è il centro della comunità: ma un centro propulsore di carità.

Accanto ai tratti caratteristici e ideali è narrata poi la storia concreta. I problemi non mancavano! Ecco allora il racconto di Anania e Saffica (Atti 5,1-11): il potere del denaro conduce alla menzogna, tronca le relazioni fraterne, uccide l’amore e porta morte nella comunità. Ecco delle povere vedove abbandonate (Atti 6,1-7) a motivo di tensioni tra gruppi diversi. Ecco le tensioni a proposito dei pagani che si convertono: devono accettare la legge giudaica? Sì per gli integristi, no per i missionari come

Paolo (Atti 15). Quanta difficoltà ad accettare la diversità e mantenere l’unità. Esempio di una Chiesa divisa, quella di Corinto (cfr. 1^ lettera ai Corinti).

Osservando le prime comunità si evidenziano problemi ma anche strutture.

1.     Struttura base è la comunione che ha a fondamento la comunione trinitaria e la comunione di Cristo con noi.

2.     Seconda struttura: la tradizione che dice fedeltà alle origini ma anche attenzione al proprio tempo. La tradizione cristiana è dinamica.

3.     Terza struttura: la sequela, il continuo e rinnovato ritorno alla persona di Gesù.

4.     Quarta struttura: il confronto con il mondo, non fuggire né confondersi con il mondo

5.     Quarta struttura: la convinzione, che nasce dalla fede, che lo Spirito è presente nella comunità con i suoi doni e che si manifesta attraverso l’autorità dell’apostolo e la correzione fraterna.

In conclusione: la Chiesa è nel mondo per permettere a Cristo di continuare nella storia l’opera della salvezza: una salvezza che implica visibilità, come hanno voluto Gesù e quanti da lui hanno ricevuto la missione, perché l’annuncio raggiunga tutti.

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