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Le comunità
delle origini sono convinte che, al di là della diversità di
esperienza, appartengono all’unica famiglia di Gesù e in lui
trovano l’origine e il fondamento. Le comunità però si sono
diversamente strutturate spinti dagli avvenimenti che
riscontriamo nel N.T. Basti ricordare il passaggio da Israele
ai pagani e l’incontro con la cultura greca. Questo ci dice
che la Chiesa l’ha voluta Gesù e non è un prodotto di
circostanze storiche, ma nello stesso tempo che non è un
progetto definito da Gesù. Non si può parlare di Cristo come
fondatore ma come fondamento. Gesù allora è il punto di
partenza della Chiesa, la comunità dei discepoli, cioè fa
riferimento alla vicenda di Gesù che ne diventa la logica
ispiratrice. Il Risorto è presente nella comunità credente, la
guida e la genera continuamente. La Chiesa è pertanto una
realtà storica e un mistero. Gesù ha certamente pensato ad una
comunità di discepoli che ne continuasse la missione ma non ad
uno statuto. Gesù infatti annuncia il Regno e ne affida la
crescita ai discepoli. Per questo sceglie i dodici: “perché
stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di
scacciare i demoni” (Mc. 3,14) e istituisce l’Eucaristia
perché la Chiesa ne facesse memoria. Ed è la comunità che
tiene desta la memoria di Gesù e dà vita al N.T.
La
morte-risurrezione di Gesù e il dono dello Spirito inaugurano
il tempo della Chiesa. Da Gerusalemme l’evangelo arriva fino a
Roma passando per ambienti, situazioni e culture diversi,
portando a compimento il comando di Gesù “Mi sarete
testimoni….”(Atti 1,8). All’inizio la Chiesa nasce al plurale,
cioè come “le Chiese”. La comunità di Gerusalemme si presenta
come la chiesa madre nei primi 15 cap. degli Atti. Ha la
certezza che è mandata dal Risorto ad annunciare il vangelo
dapprima al mondo giudaico e poi a quello pagano, annuncio che
si fa invito alla conversione per entrare, attraverso il
battesimo, a far parte del cammino della comunità.
Le
strutture fondamentali
I
battezzati erano:
1.
perseveranti
nell’ascoltare l’istruzione degli apostoli (servizio della
Parola ripensando alle parole e ai fatti di Gesù alla luce
della Pasqua e l’A.T. alla luce di Gesù)
2.
impegnati nel fare
comunità. Comunione di fede e di vita. L’ideale della comunità
non è la povertà ma la condivisione. “Erano un cuor solo…”
3.
perseveranti nello
“spezzare il pane” e nella preghiera. Il pasto fraterno si
ricollegava all’Ultima Cena.
Gli Atti
presentano una comunità che mette Eucaristia e preghiera al
terzo posto. La prospettiva è chiara: la condivisione dei
beni, la fraternità vissuta sono la verifica della comunione
eucaristica. L’Eucaristia è il centro della comunità: ma un
centro propulsore di carità.
Accanto ai
tratti caratteristici e ideali è narrata poi la storia
concreta. I problemi non mancavano! Ecco allora il racconto di
Anania e Saffica (Atti 5,1-11): il potere del denaro conduce
alla menzogna, tronca le relazioni fraterne, uccide l’amore e
porta morte nella comunità. Ecco delle povere vedove
abbandonate (Atti 6,1-7) a motivo di tensioni tra gruppi
diversi. Ecco le tensioni a proposito dei pagani che si
convertono: devono accettare la legge giudaica? Sì per gli
integristi, no per i missionari come
Paolo (Atti
15). Quanta difficoltà ad accettare la diversità e mantenere
l’unità. Esempio di una Chiesa divisa, quella di Corinto (cfr.
1^ lettera ai Corinti).
Osservando
le prime comunità si evidenziano problemi ma anche strutture.
1.
Struttura base è la
comunione che ha a fondamento la comunione trinitaria e la
comunione di Cristo con noi.
2.
Seconda struttura: la
tradizione che dice fedeltà alle origini ma anche attenzione
al proprio tempo. La tradizione cristiana è dinamica.
3.
Terza struttura: la
sequela, il continuo e rinnovato ritorno alla persona di Gesù.
4.
Quarta struttura: il
confronto con il mondo, non fuggire né confondersi con il
mondo
5.
Quarta struttura: la
convinzione, che nasce dalla fede, che lo Spirito è presente
nella comunità con i suoi doni e che si manifesta attraverso
l’autorità dell’apostolo e la correzione fraterna.
In
conclusione: la Chiesa è nel mondo per permettere a Cristo di
continuare nella storia l’opera della salvezza: una salvezza
che implica visibilità, come hanno voluto Gesù e quanti da lui
hanno ricevuto la missione, perché l’annuncio raggiunga tutti.
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