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Abbiamo camminato dietro al
Cristo morto, insieme a Maria sua Madre, icona della Chiesa,
meditando i giorni amari della passione, accettata per amore
nostro e dell’umanità tutta. Non basta però camminare dietro
un simulacro una volta l’anno, dobbiamo camminare sulle orme
di Cristo ogni giorno, dobbiamo cioè fare come ha fatto Lui,
che dopo averci mostrato il volto di Dio, compassionevole e
misericordioso, l’ultima sera, quella del tradimento di un
amico, ci ha dimostrato tutto il suo amore consegnandoci un
testamento che solo un Dio, che aveva assunto la nostra carne,
ci poteva lasciare. Scegliendo l’ultimo posto nella scala
sociale, quello del servo, ci ha lavati i piedi, dicendoci di
fare altrettanto, per avere parte con Lui, e si è fatto
mangiare, per restare sempre con noi, e avere così noi la
forza di essere come Lui. Infatti solo chi si lascia
assimilare da Lui diventa suo discepolo. Non infatti chi dice
“Signore, Signore, o pone gesti di dubbia religiosità, a volte
solo per apparire, ma chi fa ciò che il Cristo ha fatto, ne
continua nella storia la presenza.
Non è un morto che questa sera piangiamo, ma il
Crocifisso-Risorto, il vincitore, che è passato attraverso la
prova dura dell’apparente sconfitta per annunciare a noi il
mondo nuovo, che si stagliava all’orizzonte. La Pasqua è
infatti la novità assoluta, l’inizio dell’umanità nuova
fondata non sull’egoismo, la sopraffazione, la sete di potere
e di denaro, ma l’umanità, che alla scuola di Gesù, si fa pane
spezzato per la fame del mondo, sceglie cioè di servire
piuttosto che essere servita ed è tutta protesa alla
costruzione di una società dove il più debole è al primo
posto. Purtroppo non possiamo dire che sia ancora la società
in cui viviamo, società che ama definirsi cristiana ma che
cerca smodatamente di apparire, dove quel che conta è
l’immagine esteriore, il più delle volte inseguita a danno dei
più deboli.
Conservando tradizioni, come la processione del Venerdì Santo
e l’incontro di Gesù Risorto con la Madre, vogliamo lasciarci
interpellare in profondità per farci cambiare la vita, nostra
e della nostra città. La Pasqua è infatti il cuore della
nostra fede, perché è la vittoria del bene sul male, della
vita sulla morte. E’ invito radicale a cambiar vita, perché
può stare nel luogo santo, come ci ha ricordato domenica il
papa, solo chi ha mani innocenti e cuore puro. Le mani
innocenti sono quelle che non si macchiano di gesti di
violenza, non solo fisica ma anche morale e psicologica, che
non si sporcano con la corruzione e la sopraffazione, che non
cercano il proprio tornaconto facendo versare lacrime di
sangue ai più fragili. Cuore puro è il cuore che non finge e
non si macchia di menzogna e di ipocrisia, che non conosce
doppiezza. Il cuore è puro quando l’amore è vero e non
soltanto passione di un momento. Solo sulle orme di Gesù si
ottengono le mani innocenti e il cuore puro. Non può dirsi
discepolo del Crocifisso-Risorto chi usa il potere per
umiliare, per ricattare, per estorcere consenso, chi si serve
del bisogno, e perfino del dolore degli altri, per il proprio
tornaconto. E questo tra di noi succede. C’è gente, come ci
ricordava il Vescovo nella Visita pastorale, che è dipendente
a vita per ricevere, quando lo riceve, per benevola
concessione ciò che gli spetta per diritto. I veri discepoli
di Gesù hanno scelto di stare accanto agli innumerevoli
crocifissi della storia, accanto agli umiliati, accanto ai
defraudati dei più elementari diritti, per ricordare a tutti
che ogni forma di clientelismo è offesa grave alla dignità
dell’uomo, è l’antipasqua, è regresso storico, è attentato
alla vera civiltà, che si fonda sull’amore e la giustizia.
Accogliamo l’invito del Risorto a mettere le nostre mani nel
suo costato trafitto, e ci accorgeremo che le nostre mani sono
sporche e il nostro cuore è impuro, perché scorgeremo quelle
situazioni di sofferenza che normalmente cerchiamo di sfuggire
e di dimenticare. Se sapremo volgere anche noi lo sguardo
sincero verso Colui che hanno trafitto, potremo dire anche
noi, ai piedi della croce, con il Centurione: “veramente
costui era figlio di Dio” e allora la nostra vita cambierà e
riconosceremo che la storia, che Dio va realizzando, non è
quella dei prepotenti ma dei poveri che si rialzano, dei miti
che non usano gli altri ma li servono, dei puri di cuore che
pronunziano parole vere e leali, dei misericordiosi che hanno
il cuore aperto al povero e non piegato verso il potente.
Certo, Gesù ci insegna che c’è un prezzo da pagare, ma è
questo prezzo che dà speranza al mondo. E’ la Pasqua, cioè il
passaggio, dalla schiavitù alla libertà.
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